Svimez: Sud, l’esodo dei cervelli? E’ colpa delle retribuzioni. Vanno aumentate ma servono sgravi fiscali


In foto Luca Bianchi

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Per rafforzare i settori innovativi e contrastare l’esodo di talenti occorre aumentare le retribuzioni. In questo quadro la Svimez propone una Decontribuzione Sud rafforzata (sgravi contributivi per gli occupati meridionali) per le aziende che occupano laureati con contratti a tempo indeterminato e garantiscono salari adeguati.” Lo ha detto Luca Bianchi intervenendo all’iniziativa promossa da Svimez e l’associazione Altra Napoli ‘Crescita economica e riqualificazione urbana: una città per restare’, che si è tenuta oggi a Napoli presso la Chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato.  “Napoli- ha continuato Bianchi- è il luogo in cui esplodono le contraddizioni di un Mezzogiorno diviso tra una nuova stagione di dinamismo economico e culturale e la persistenza di fragilità strutturali. Occorre governare questi processi di cambiamento con politiche volte, in primo luogo, a migliorare le opportunità di accesso al mercato del lavoro e di partecipazione democratica dei giovani. Arginare l’emigrazione dei giovani, soprattutto ad alta scolarizzazione, è la priorità delle politiche di sviluppo, con interventi coerenti di diffusione dell’innovazione nei processi economici e sociali. In questo quadro, emergono i rischi di una ripresa basata esclusivamente su settori a basso valore aggiunto e con basse e intermittenti retribuzioni”.
Ha aperto il convegno il vicepresidente dell’Associazione Altra Napoli Antonio Roberto Lucidi che ha voluto ribadire come “da qualche anno la città ha visto la realizzazione di numerosi progetti di riqualificazione territoriale portati avanti da organismi del terzo settore. Una virgola urbana la chiamerei, caratterizzata dal cambiamento, una lotta alle povertà educative, all’abbandono scolastico, al recupero di siti troppo spesso abbandonati da affidare alla cura dei ragazzi del territorio rappresentano i punti chiave su cui si poggiano questi interventi. Tali progetti, nati dal rapporto paritetico pubblico-privato, rappresentano una concreta possibilità perché i giovani della città possano avere un’alternativa valida per poter restare”.

Fase positiva non solo per il turismo
In rappresentanza del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi è intervenuto il coordinatore dell’Osservatorio economico e sociale sul capoluogo campano, Gaetano Vecchione: “Napoli sta vivendo una fase molto positiva, non solo turismo ma anche investimenti privati e pubblici, fermento culturale, i primi visibili miglioramenti dei servizi cittadini. È arrivato ora il momento di fare un salto di qualità che parta dalla sua migliore risorsa: i giovani.  Attrarre i giovani, soprattutto laureati, vuol dire innanzitutto creare le migliori condizioni lavorative per loro. Al Mezzogiorno le retribuzioni medie lorde nel privato sono inferiori di circa il 30% rispetto al Centro-Nord. Importante sicuramente migliorare i servizi cittadini, la qualità della vita in città ma senza uno stipendio in linea con il resto d’Italia i giovani decidono di trasferirsi”. È necessario, per Vecchione, “ripensare intere aree e quartieri come quella del Mercato o di Napoli Est per compiere finalmente quella rigenerazione urbana di cui si parla da decenni. Dobbiamo fare in modo che la “parte buona” della città, fatta di tante persone che lavorano, giovani, famiglie che non arrivano alla fine del mese, mangi la “parte cattiva”, fatta di degrado, criminalità, sotterfugio. Rigenerare Napoli dai giovani e dai luoghi dimenticati è la chiave per il rilancio della città.”

Giannola: Puntare sull’asse Napoli-Bari
È intervenuto anche il presidente della Svimez, Adriano Giannola che si è soffermato in particolare sull’area partenopea interessata dal fenomeno del bradisismo: “A Napoli serve una strategia imperniata sulla mitigazione del rischio bradisismico – sottolinea Giannola- che, superando la colpevole inerzia sia locale che nazionale, punti a creare condizioni favorevoli alla ricollocazione di significative fasce di popolazione nel medio lungo periodo. Puntando con chiarezza fin da subito sullo sviluppo attrezzato dell’asse Napoli Bari.”  E ha concluso: “Lungo quest’asse, infatti, si dovrebbero reinsediare la popolazione e i servizi, seguendo la direttrice costituita dalla nuova linea ferroviaria ad Alta velocità con 12 stazioni. Ridando così funzioni a zone interne, ora quasi abbandonate, dell’Irpinia e del Sannio e contribuendo per questa via a realizzare la Grande Città Campana. Piuttosto che congestionare centro e periferie dell’area metropolitana di Napoli”.

La Campania, la buona performance del 2024
L’evento è stata l’occasione per evidenziare i dati Svimez sulla Campania e Napoli relativi all’anno passato I quali ci dicono che la Campania è tra le regioni con le performance migliori e superiore alla media nazionale: la crescita cumulata del Pil è stata di +4,9% trainata dalla crescita degli investimenti in costruzioni (prezzi nominali) che ha segnato + 63,6% rispetto al livello del 2019.
Per il 2024, le stime Svimez continuano a registrare, per il secondo anno consecutivo, un’accelerazione, sebbene più contenuta rispetto al triennio quadriennio precedente, del Sud (+0,8%) sul Nord (+0,6%). La dinamica degli investimenti in costruzioni si riconferma tra le componenti più dinamiche della domanda nell’area meridionale, mentre la frenata dell’industria – principalmente dovuta alla debolezza della domanda estera e alle molteplici “crisi” aziendali indotte dai cambiamenti strutturali – dovrebbe impattare più massicciamente sulle economie settentrionali. In questo quadro, per la Campania il 2024 dovrebbe chiudersi con +0,8%, valore che la posiziona, (insieme a Toscana con 1,5%, Umbria con +1,2% e Sicilia con +0,9%) tra le regioni più dinamiche del Paese.

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Recupero occupazionale
La dinamica positiva del Pil è stata accompagnata dal recupero occupazionale, omogeneo in termini percentuali sia nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord. Nel terzo trimestre 2024, l’occupazione in Italia ha superato i livelli raggiunti nello stesso periodo del 2019 di circa 800 mila unità (+3,5%), un’espansione che è andata ben al di là del semplice recupero degli effetti della crisi. Nello stesso periodo, nel Mezzogiorno il numero di occupati è cresciuto di 334mila unità (+5,5%). La ripresa dell’ultimo triennio ha riportato lo stock occupazionale delle regioni meridionali ai livelli, mai recuperati fino a tutto il 2019, di metà 2008.
La crescita dell’occupazione è stata molto differenziata a livello regionale tra il 2019 e il 2024, mostrandosi più intensa nelle regioni dove il contributo di costruzioni e servizi è stato maggiore. In Campania, gli occupati sono cresciuti rispetto al 2019 di circa 80 mila unità, pari al + 4,8%, con un forte contributo delle costruzioni (+23,6%) e dei servizi (+ 5,2%), mentre si sono ridotti gli occupati nel comparto industriale (-5,2%, pari ad una riduzione di 12 mila addetti).

Previsioni relative sul Pil 2025-26: prevale l’incertezza
Nel 2025-2026, il Pil italiano non dovrebbe aumentare di oltre 1 punto percentuale, scivolando in fondo alla classifica europea, insieme alla Germania. Il risultato è spiegato dal sentiero restrittivo della politica fiscale e dal contesto europeo debole. Il differenziale Nord/Sud dovrebbe comunque mantenersi su valori molto più contenuti rispetto al ventennio pre-Covid: Centro-Nord +0,8%, Mezzogiorno +0,5% nel 2025; Centro-Nord +1%, Mezzogiorno +0,7% nel 2026. Nel biennio, la Campania dovrebbe registrare una crescita cumulata del +1,5% (+0,6% nel 2025 e +0,8% nel 2026), contro una media Mezzogiorno di +1,2%.

Permangono debolezze strutturali del mercato del lavoro
Accanto agli aspetti positivi, vanno annoverati alcuni elementi critici nella struttura occupazionale della Campania: l’occupazione della componente giovanile è cresciuta poco (+2,8 p.p.), con un tasso di disoccupazione giovanile tra i più elevati in Europa (40,8%). La Campania è anche la regione del Mezzogiorno dove la nuova occupazione è “meno donna” (+4,8% gli uomini; +1,5% le donne), con l’occupazione femminile che permane su livelli allarmanti da non lasciare intravedere segnali di convergenza di genere. Il tasso di occupazione femminile (20-64 anni) nel 2023 è pari a 33,8%, il valore più basso tra tutte le regioni europee, di circa 20 punti inferiore alle più deboli regioni della Grecia, come la Macedonia (52,5%).

Contrastare il declino demografico e trattenere i talenti
Denatalità, declino demografico e crescenti squilibri generazionali rappresentano una questione nazionale, che al Sud diventa emergenza.  Negli ultimi venti anni, nel Mezzogiorno la popolazione è diminuita di 730mila unità: a una perdita di circa 1,5 milioni di cittadini italiani ha fatto riscontro un aumento di poco più di 720mila stranieri. Nel 2023, la quota di popolazione del Mezzogiorno sul totale nazionale è scesa al 33,5%, dal 36% del 2001. Il Sud ha subìto perdite consistenti di giovani: gli under 40 anni sono diminuiti di 3,1 milioni (-28%, contro “solo” il -12,5% nel Centro-Nord).
Tra il 2013 e il 2022 i giovani laureati (25-34 anni) che hanno lasciato il Mezzogiorno per il Centro-Nord sono quasi 200mila. Negli stessi anni, hanno lasciato la Campania 53.953 giovani laureati. Le migrazioni intellettuali da Sud a Nord sono alimentate anche dalla mobilità studentesca: due studenti meridionali su dieci (20mila all’anno) si iscrivono a una triennale al Centro-Nord, quasi quattro su dieci (18mila all’anno) a una magistrale in un ateneo settentrionale.
Per alcune regioni meridionali il tasso di uscita degli studenti magistrali è nettamente superiore: in Basilicata l’83% lascia la regione, il 74% in Molise, più del 50% in Abruzzo, Calabria e Puglia. Più contenuto il tasso in uscita dalla Campania (26%) inferiore alla media meridionale (42%).
Al 2050, il Paese perderà 4,5 milioni di abitanti e l’82% della perdita interesserà le regioni meridionali: 3,6 milioni. Non solo spopolamento, ma una struttura demografica sempre più invecchiata. La popolazione campana al 2050 calerà del -16,7%.
La decrescita demografica dell’ultimo decennio ha interessato anche i grandi centri urbani del Mezzogiorno. Ad esempio, Napoli dal 2011 al 2023 ha perso ben 150 mila cittadini. Questa tendenza si accentuerà nei prossimi 20 anni. Si stima infatti che le città metropolitane del Mezzogiorno dovrebbero perdere complessivamente 950 mila residenti. In valore assoluto sarà proprio il Comune di Napoli a perdere più cittadini (-124mila) e la città metropolitana ben 356mila.

 

 

 

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