Il centrodestra col sindacato, il centrosinistra (ancora) spaccato. Dopo aver riscoperto le antiche fratture sull’Ucraina, oggi alla Camera i partiti di opposizione si sono divisi anche sulla partecipazione dei lavoratori alla governance d’impresa, proposta di legge presentata dalla Cisl per dare attuazione all’articolo 46 della Costituzione. Seppur ridimensionato dalla maggioranza durante i lavori in commissione, il testo ha ricevuto il voto favorevole dei deputati di Italia Viva e Azione, che lo hanno definito uno “strumento certamente migliore di quello che oggi hanno i lavoratori”. Sul fronte opposto si è collocato il Movimento 5 Stelle, che ha scelto di votare contro il provvedimento, così come Alleanza Verdi-Sinistra, che avrebbe optato per il no “anche se il testo fosse stato esattamente quello della Cisl”. Discorso a parte vale per il Pd che, pur volendo distanziarsi dalla maggioranza, ha scelto la linea dell’astensione per non voltare le spalle al sindacato. Al suo interno, però, c’è chi si prepara a votare a favore non appena il provvedimento arriverà in Senato. “Quello di oggi resta un primo passo importante: dopo 70 anni avremo finalmente una legge sulla partecipazione”, ha detto ad Huffpost Annamaria Furlan, a lungo segretaria della Cisl e oggi senatrice del Pd.
Dopo aver raccolto 400 mila firme, la proposta della Cisl è approdata in Parlamento, dove per volontà della maggioranza è stata in gran parte modificata durante il lavoro in commissione. Questa riformulazione è stata ampiamente criticata dalle opposizioni, che hanno definito il risultato “totalmente svuotato” rispetto al testo originale. “Siamo all’eterogenesi dei fini e alla posa della prima pietra per l’estromissione delle parti sindacali, che il governo considera un orpello, dai processi decisionali”, ha detto la capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Lavoro, Valentina Barzotti. Secondo il suo omologo del Pd, Arturo Scotto, il testo così formulato presenta tre lacune principali. La prima riguarda la non obbligatorietà (originariamente prevista) degli strumenti di partecipazione per alcune categorie di imprese, a partire dalle grandi partecipate pubbliche. “Ci troviamo di fronte a un diritto dei lavoratori che viene trasformato in una facoltà degli imprenditori”, ha detto Scotto. In secondo luogo, il testo non definisce il metodo di selezione dei lavoratori che saranno chiamati a rappresentare i dipendenti negli organismi partecipativi. Infine, manca un reale potere di interdizione da parte dei lavoratori. “Se c’è un piano di ristrutturazione che i dipendenti non condividono, se c’è una rimodulazione nell’organizzazione degli orari, i lavoratori non hanno nessun potere di stoppare e di riaprire la strada della contrattazione”.
Il risultato della riformulazione è quindi un testo più snello, che dai 22 articoli e 76 commi iniziali è passato a 15 articoli e 30 commi. Un ridimensionamento che non ha però impedito alla neosegretaria della Cisl, Daniela Fumarola, di celebrare l’approvazione come “un passaggio storico che premia gli sforzi di tutto il gruppo dirigente, dei delegati e degli iscritti”. La soddisfazione è condivisa da Annamaria Furlan, che ha preceduto Fumarola al vertice della Cisl dal 2014 al 2021. “La partecipazione dei lavoratori è prevista dalla nostra Carta costituzionale e grazie all’iniziativa della Cisl è diventata legge alla Camera”, ha sottolineato l’ex segretaria ad Huffpost. Nelle prossime settimane, Furlan stessa sarà chiamata a esprimersi dal suo seggio in Senato, ma il suo voto sarà in dissenso rispetto alla linea del suo partito. “Il Pd ha scelto di astenersi perché la proposta originale è stata falcidiata, cosa che purtroppo è vera. Tuttavia, penso che sia importante votare a favore, perché l’impalcatura rimane. Il mio sì è la posizione personale di chi ha guidato a lungo la Cisl ed è convinta che questo sia il primo passo, che nel futuro potrà essere migliorato”, ha spiegato Furlan.
La senatrice spera comunque che con il passaggio in Senato ci sia ancora spazio per apportare dei miglioramenti al testo. “Rispetto alla proposta originale, allo stato attuale si farebbe sicuramente più fatica a portare a casa elementi di partecipazione nelle grandi e medie aziende pubbliche. Si è anche dato più valore agli statuti delle imprese rispetto alla contrattazione”, ha evidenziato Furlan. Il riferimento alla contrattazione collettiva, del resto, è stato eliminato 14 volte dalla proposta presentata inizialmente dalla Cisl. “Al Senato cercheremo di rafforzare con gli emendamenti quello che il centrodestra ha indebolito”, ha proseguito Furlan, ma comunque vada “quella di oggi resta una giornata importante: è crollato un muro che c’è sempre stato”.
Questo passaggio “storico”, a dirla tutta, porta la firma del governo di Giorgia Meloni, sempre più vicina alla Cisl come ha dimostrato con la sua partecipazione all’ultima assemblea generale. Furlan, però, non crede che sia all’orizzonte una convergenza strutturale tra il suo ex sindacato e Fratelli d’Italia. “La Cisl ha nella sua carta d’identità l’autonomia, che deve essere rispettata da tutti partiti”, ha chiarito la senatrice. Quanto a un possibile distanziamento dal Pd, invece, si passa al periodo ipotetico dell’incertezza. “Credo che il Pd abbia volontà e interesse a dialogare con tutte le organizzazioni sindacali. Mi auguro che non ci sia un allontanamento”.
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