Btp e titoli di Stato europei, la mappa dei rendimenti tra Roma, Parigi e Francoforte per arrivare al 4%


di
Angelo Drusiani

Dopo il nuovo taglio della Bce ecco una panoramica di profitti europei. A breve si resta sotto il tre per cento. Con gli ultradecennali si aumenta la posta

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Scadenze non troppo lunghe tra Btp e altri titoli europei. Con rendimenti tra il 2 e il 3% Per avere di più bisogna stare in Italia e spingersi oltre i dieci anni (3,9% per il titolo tricolore che scade nel 2040). Oppure puntare sulle monete emergenti, come il rand della Bei che offre il 7,5% (maggio 2027).
La Bce e la Fed avevano deciso sui tassi a poche ore di distanza nello scorso mese di gennaio: una vicinanza di riunioni non frequente. Opposti i verdetti. Negli Stati Uniti la conferma che il tasso di riferimento è rimasto invariato, mentre il nuovo valore del tasso d’area euro è sceso al 2,90% con un taglio di 25 punti base. Sulla sponda occidentale dell’Atlantico, l’ipotesi che i possibili dazi favoriscano la produzione made in Usa mette in pista un ulteriore aumento dei consumi di prodotti all’interno del Paese a costi forse più contenuti. In Europa il timore che costi d’indebitamento per le aziende di livello medio alto finiscano per rallentare la crescita del prodotto interno lordo, già sotto ipotetico scacco dell’applicazione dei dazi da Washington.

Da due a più di dieci anni

Come regolarsi allora sul fronte degli investimenti obbligazionari? «In medio stat virtus», che in questo caso significa destinare il capitale ad un insieme di titoli con scadenza ravvicinata, due anni, per poi spingersi, nel caso, a strumenti con data di rimborso molto più avanti nel tempo. È quindi possibile dar vita ad una struttura del portafoglio titoli, da cui beneficiare dell’accredito di cedole con cadenze semestrali o annuali.
Un supporto finanziario non trascurabile, da sommare alle entrate generate dagli stipendi o dall’accredito di pensioni post lavoro. Le emissioni governative di alcuni Paesi di Eurozona, Italia in primis, offrono rendimenti in grado di superare il tasso d’inflazione e dalla tabella è possibile verificare che, in effetti, il Dipartimento del Tesoro italiano risulta essere più generoso. Complice, in questo caso, un grado di affidabilità, il rating, che le agenzie specializzate fissano ancora ad un livello inferiore a quelli attribuiti agli altri emittenti di Eurozona. Le revisioni del rating stesso più recenti hanno confermato il grado di affidabilità allo stesso livello che caratterizza il giudizio già da qualche anno.




















































Gli esempi europei e l’outsider in rand

La tabella, divisa a metà tra emissioni italiane e di Eurozona, evidenzia anche una fuga in avanti, che potrebbe piacere a chi dispone di un grado di propensione al rischio di livello medio e medio alto. L’emittente in causa è la Banca europea per gli Investimenti, Bei, organismo che ottiene prestiti sui mercati dei capitali, che, successivamente, eroga a condizioni favorevoli per progetti legati ad obiettivi dell’Ue. Si calcola che la quasi totalità dei prestiti stessi venga erogata a realtà che operano in ambito Ue. A maggior ragione, per chi è destinatario di una propensione al rischio di livello medio alto, l’emissione Bei in oggetto è denominata in rand del Sud Africa. Il grado di affidabilità dell’emittente è tripla A, il massimo. Al tempo stesso la redditività a scadenza dell’emissione è superiore al 7%, a fronte di rendimenti che in Eurozona si fissano, come valore massimo, per analoga durata, poco sopra il 2,50%.
Si tratta, in ogni caso, di una tipologia di investimento che ben si adatta a chi ama affidare parte dei risparmi ad una strategia aggressiva, in quanto foriera di un ottimo ritorno in termini di redditività. A condizione che il rapporto di cambio tra euro e rand sudafricano si mantenga abbastanza stabile. Meglio ancora se fosse la moneta africana a guadagnare nei confronti della moneta unica europea.

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Le quote e i profili di rischio

Se si predilige l’investimento tranquillo, la scadenza più lontana nel tempo da ora potrebbe essere la triennale/quinquennale con data di rientro nel 2028, posticipabile al 2030. Sia per le emissioni del Tesoro italiano, sia per quelle di altri Paesi di Eurozona. Le durate decennali e scadenze ancora più avanti nel tempo potrebbero riservare buone sorprese, a fronte di una politica di riduzione del tasso di riferimento dal parte della Bce che abbracci un arco temporale di medio periodo tra questo e il prossimo anno.
In questo caso, sia chi dispone di una buona propensione al rischio, sia chi prediliga incassare il flusso per interessi per un periodo medio lungo, potrebbero destinare alle emissioni con data di rimborso a partire dal 2032 una quota parte mediamente rilevante del proprio risparmio. Mediamente, perché la costruzione del portafoglio può avvenire anche in più mesi e anche in più anni, con gradualità

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